La pancolonscopia: da diagnosi a terapia

Lo screening del sangue occulto nelle feci appartiene a quella categoria di indagini diagnostiche generalizzate il cui scopo è quello di identificare, in fase iniziale, le malattie presenti in una comunità.

Il test del sangue occulto nelle feci viene attualmente eseguito con metodo immunologico. Questo significa che è sufficiente un campione di feci per consentire all’analista di riconoscere sia l’eventuale presenza del solo sangue appartenente al soggetto sottoposto ad indagine, sia di individuare il solo sangue eventualmente perso nell’ultimo tratto dell’intestino, il colon retto appunto.

Roberto Sacco, responsabile del Dipartimento Chirurgico ed Eugenio Guidotti, medico assistente del Servizio di Gastroenterologia - Chirurgia ed Endoscopia Digestiva di Clinica Castelli

Se il test del sangue occulto nelle feci è positivo, quanto dobbiamo preoccuparci?
La positività del test significa che è presente una malattia del colon retto, ma non significa che necessariamente sia presente un tumore di questo tratto di intestino. Nella maggior parte dei casi, infatti, si tratta di malattie benigne acute o croniche, come: malattia diverticolare, sigmoidite, proctite, morbo di Crohn, polipi adenomatosi o tubulo villosi, o altro ancora.

Ci sono altri esami da eseguire per fare una diagnosi più precisa?
E’ bene che alla positività del sangue occulto nelle feci, segua un’ulteriore fase di valutazione rappresentata, in primo luogo, da una visita specialistica chirurgica o gastroenterologica e, successivamente, da un’indagine colonscopica (pancolonscopia, colonscopia virtuale).

In questo modo, infatti, è possibile diagnosticare la malattia che ha causato il sanguinamento e provvedere alla cura più corretta.

Cos’è la pancolonscopia?
La pancolonscopia è un esame invasivo la cui esecuzione richiede una preventiva adeguata preparazione intestinale (come per la virtuale). Può essere eseguita in sedazione, per ridurre il disagio procurato dalla distensione con aria del colon, ed ha il vantaggio che il paziente non viene sottoposto alla somministrazione di raggi, come invece avviene nel caso della colonscopia virtuale. In più, la pancolonscopia da indagine diagnostica si trasforma immediatamente in fase terapeutica. Infatti, in caso di riscontro di polipi, che causano  spesso il sanguinamento osservato dal paziente, l’endoscopista può provvedere immediatamente alla loro asportazione endoscopica risolvendo in questo modo, con un’unica indagine, il problema del paziente.

Nel caso venga riscontrato un tumore del colon retto?
In questo caso la pancolonscopia presenta il vantaggio non solo di fare diagnosi con l’immagine, ma anche di poter eseguire un prelievo con biopsia e quindi definire con precisione il quadro istologico, tappa fondamentale per l’eventuale programmazione di un successivo intervento chirurgico.